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Pastiera Napoletana 

La pastiera napoletana è un dolce dal sapore intenso e ricco. Ecco la ricetta di Massimo Pica.

INGREDIENTI RIPIENO:
-125g di grano cotto
-125g di latte
-20g di burro
-125g di zucchero semolato
-175g ricotta di bufala
-75g di uova
-12g di tuorlo
-37g di canditi
-100g di crema pasticcera
-fiori d’arancio

PROCEDIMENTO:
Cuocere il grano con il latte e il burro sino ad ottenere un composto denso.
Lasciar raffreddare.
In un recipiente frustare la ricotta con lo zucchero, aggiungere tutti gli altri ingredienti e amalgamare il tutto.
Foderare con la pasta frolla gli stampi precedentemente imburrati e riempire con il composto guarnendo con strisce di frolla.
Cuocere a 180°C per 25-30 min le torte piccole e per 45 min le torte grandi.

INGREDIENTI PASTA FROLLA:
-225g di burro ammorbidito
-150g di zucchero a velo
-60g di tuorlo pastorizzato temperatura ambiente
-375g di farina W150-180

PROCEDIMENTO:
In planetaria, con la foglia, impastare burro e zucchero, unire i tuorli ed infine la farina. Lavorare la massa solo il tempo necessario per far amalgamare bene tutti gli ingredienti. Posizionarlo coperto da pellicola in frigorifero per almeno tre ore.

Uovo di cioccolato variegato by Massimo Pica

Tempo di uovo di cioccolato

Abbiamo scelto un momento importante, la Pasqua per l’appunto, per introdurre finalmente anche una sezione food un po’ più pratica perché, ne sono consapevole, non tutti, adorano solo mangiare.

C’è anche chi ama cucinare creare, adoperarsi per dare vita a succulente preparazioni.

Perché, é senz’altro vero, cucinare rilassa, distrae, stimola la creatività e soprattutto rappresenta un atto d’amore per chi ci sta vicino.

E allora ben vengano le ricette, se particolari, stuzzicanti, stimolanti e lungi dalla banalità.

Iniziamo con una ricetta dolce semplice ma sfiziosa, quella dell’uovo di Pasqua “variegato” con schizzi di cioccolato bianco e fondente.

La prima delle chicche dolci del maestro Massimo Pica che oggi inizia una collaborazione con noi.

Buon divertimento allora e Buona Pasqua a tutti!

COMPOSIZIONE:Camicia al cioccolato al latte con schizzi di cioccolato bianco e fondente

Pulire gli stampi dei due gusci con l’alcool puro. Sciogliere il cioccolato bianco a 45°C, temperarlo a 30°C e fare degli schizzi negli stampi.

Ripetere la stessa operazione con il cioccolato fondente. Sciogliere e temperare il cioccolato al latte, creando le camicie negli stampi. Lasciare cristallizzare.

Sformare i gusci, sciogliere leggermente le due estremità su un marmo caldo e procedere ad incollarle l’una all’altra per comporre l’uovo.

Festa della Mamma…e andiamo di Caprese!by Massimo Pica

Ho sempre amato la caprese, da quando un’amica d’infanzia me l’ha fatta scoprire.

Cioccolato e mandorla è un abbinamento che amo e anche la consistenza di questo antico dolce napoletano mi convince completamente.

E allora per la Festa della Mamma perché non prepararlo insieme, per festeggiare al meglio, con allegria e gusto.

La ricetta ce la fornisce Massimo Pica, napoletano doc!

INGREDIENTI:

-200g di uova

-188g di zucchero semolato (94g +94g)

-188g farina di mandorle

-75g di olio d’oliva

-150g di cioccolato fondente

-9g di cacao amaro

-9g di liquore amaretto

 

PROCEDIMENTO:

Montare le uova con metà dello zucchero e a parte mescolare i solidi compresi i 94g di zucchero.

In una bacinella unire il cioccolato fuso a 45°C con l’olio e portare a 50°C.

Aggiungere i solidi alla montata di uova e zucchero il cioccolato e l’olio a 50 C, mescolare ancora; infine aggiungere il liquore e smontare completamente la massa. Dressare negli stampi imburrati e cuocere a 180°C per 13 minuti . Raffreddare, bagnare la caprese nel cioccolato fondente fuso, lasciar cristallizzare e spolverare con lo zucchero a velo.

Buon appetito!

I 7 interventi da non perdere a Identità Golose

Forza della libertà il tema di quest’anno

Ci siamo quasi… ancora poche ore e si apriranno le porte di Identità Golose 2017, edizione incentrata sul tema della forza della libertà, che passa attraverso la suggestione del viaggio, sempre presente in tutto quello che consumiamo.

Nell’Auditorium si alterneranno i più importanti chef italiani come Massimo Bottura, Enrico Bartolini, Carlo Cracco, Niko Romito ed Enrico Crippa, accompagnati anche da un nutrito palinsesto internazionale con Paul Pairet e Mauro Colagreco.

Gli interventi da non perdere

Nel programma che comprende oltre 90 interventi, abbiamo selezionato per voi quelli assolutamente da non perdere:

1. Valeria Margherita Mosca, Thinking like a forest (Identità naturali — 4 marzo): Valeria Mosca è l’ideatrice di Wood*ing, un laboratorio di ricerca e sperimentazione situato a Seregno, che studia e cataloga materie prime selvatiche, organizzando corsi di formazione e cene degustazione. A Identità parlerà del foraging e dei suoi impieghi in cucina.

2. Enrico Bartolini, Sapori sostenibili (Identità naturali — 4 marzo): dopo il pieno di stelle fatto quest’anno con l’Enrico Bartolini al Mudec di Milano, il Casual di Bergamo e La Trattoria Enrico Bartolini di Castiglione della Pescaia, non vediamo l’ora di ascoltare l’intervento dello chef toscano, che parlerà di sostenibilità.

3. Moreno Cedroni, Gelato al… fermentato! (Identità di gelato — 4 marzo): dopo aver incantato la platea di Identità 2016 con i suoi gelati da abbinare ad ogni portata del pasto, non possiamo perderci neanche quest’anno il panel dello chef della Madonnina del Pescatore.

4. Marco Sacco, Il mondo dell’acqua dolce: la Trota (Identità di chamapgne — 4 marzo): chiuderà identità di Champagne lo chef del Piccolo Lago, che con una nuova brigata ha appena riaperto le porte del suo bistellato dopo la pausa invernale. Nel suo intervento racconterà come abbinare lo champagne alle sue creazioni con pesce di lago.

5. Paul Pairet, Ultraviolet (Sala Auditorium — 5 marzo): un viaggio che stimola tutti i sensi, quello che racconterà Paul Pairet, ideatore dell’Ultraviolet di Shanghai, un ristorante con location segreta che prepara cene immersive per 10 ospiti alla volta. L’uomo che ha fatto dello psycho taste il suo motto, racconterà come il gusto non è dato solamente dal sapore del piatto, ma da tutto quello che circonda il tavolo.

6. Eugenio Boer, Per essere un Olandese cucina bene la pasta (Identità di pasta — 5 marzo): vi sembra strano sentire un Olandese che parla di pasta? Non se si tratta di Eugenio Boer, mezzo ligure che ha vissuto in Italia moltissime esperienze professionali, scegliendo come base operativa Milano, con il suo ristorante Essenza. Siamo molto curiosi di ascoltare il suo punto di vista su questo alimento che tanto ci sta a cuore.

7. Massimo Bottura, L’Osteria: passato, presente e futuro (Auditorium — 6 marzo): Dopo essere stato nominato vincitore del The World’s 50 Best Restaurants, ne abbiamo sentite tante sullo chef, intervistato da ogni testata e insignito perfino di una laurea ad honorem. Lunedì capiremo insieme a lui come continuerà il viaggio che lo ha portato tra New York, Montecarlo e Modena, scalando la vetta del ranking culinario più importante al mondo.

 

Lost in Chile Chapter 2: la regione dei Laghi

L’arrivo a Puerto Montt non è dei più semplici. Dopo 17 ore di volo sbarchiamo finalmente nella Capitale della Regione dei Laghi.

Sbrigate le burocrazie aeroportuali usciamo dal terminal per respirare l’aria di questo lembo di Sud America.

Si scrive Regione dei Laghi ma si pronuncia Patagonia Norte. Infatti, nella migliore tradizione patagonica, ci accoglie un cielo plumbeo carico d’acqua e di vento. Sarà per la stanchezza del viaggio o per il fuso, ma la scena ci deprime.

Saliamo sul primo taxi, direzione “Hotel Versalles”, una sorta di Overlook Hotel locale, dove a causa della bassa stagione non c’è quasi nessuno.

La stanza, una piazza d’armi, è confortevole e anonima. Il largo finestrone affaccia sulla baia dalla quale ogni tanto si stacca un peschereccio, che quasi timidamente sembra cercare il coraggio di lasciare l’approdo per navigare in un mare così difficile.

Ceniamo in una piccola sala, ordinando salmone ed un piatto di ravioli, che sono il perfetto emblema dell’albergo: anonimi. L’unica cosa memorabile è il vino cileno, con cui facciamo pronta conoscenza.

La mattina successiva il cielo continua a minacciare pioggia, ma qualche raggio di sole sembra affacciarsi.

Dopo aver fatto colazione, raduniamo i bagagli e aspettiamo che la nostra guida arrivi a prenderci. Siamo riposati finalmente, ma l’impatto con la Patagonia non è stato dei più entusiastici. Oggi però è un altro giorno.

Alle 12,00 finalmente arriva quello che sarà il nostro Virgilio nella regione dei laghi: Marcelo Fabian Uribe, un uomo sui 45anni con la carnagione scura che tradisce le origine indie ed un sorriso largo e sincero.

Il sole finalmente vince sulla pioggia e nel van in movimento si respira finalmente aria di viaggio. Marcelo esordisce con una massima che sentiremo spesso durante il nostro soggiorno: <<Non è Patagonia se non si attraversano quattro stagioni nel giro di un’ora>>.
Arriviamo così al mercato del pesce di Angelmò, costruito tutto con case di legno e palafitte che sbucano letteralmente sul mare.

Il mercato è una splendida esposizione di pesce fresco dell’oceano pacifico: gronghi, salmoni, alghe esiccate, cozze e vongole gigantesche e soprattutto sua maestà la centolla, il granchio gigante del sud del mondo. Sul molo si muovono liberi pellicani e leoni marini.


Io assaggio una buonissima empanada (un panzerotto fritto fatto di acqua e farina di mais) ripiena di centolla e formaggio, mentre Letizia prova un ceviche di centolla, in altre parole una terrina di crudo di granchio condita con sale, limone e spezie come coriandolo e peperoncino.

Puerto Montt è una citta industriale, che è divenuta negli anni il polo dell’allevamento del salmone, di cui il Cile è uno dei maggiori esportatori mondiali dopo Norvegia e Canada.

Purtroppo l’allevamento intensivo e la presenza nelle acque cilene di un batterio che fa ammalare i pesci, hanno costretto i produttori ad aumentare le dosi di antibiotico somministrate ai pesci, rendendo molto discussa la qualità di questi salmoni.

Con Marcelo lasciamo Puerto Montt e ci portiamo verso il lago Llanquihue, direzione Puerto Varas. Qui la dimensione cambia completamente: Puerto Varas è una meravigliosa cittadina lacustre costruita da emigranti tedeschi e gli edifici non sfigurerebbero in Baviera.

Tutto il paesaggio è dominato dallo scenografico e maestoso vulcano Osorno, il Fujiyama Chileno, che con la sua piramide perfetta e sempre innevata veglia sul lago e sulle terre intorno.


Congediamo momentaneamente Marcelo e prendiamo alloggio al B&B “Estancia 440”, una casa in stile vittoriano gestita con grande gusto da Andrés Benavides, giovane imprenditore cileno di origini italiane.

Andrés intuendo la nostra ci consiglia subito di assaggiare il piatto tipico della regione: la paila marina, una ricca zuppa di pesce e mitili locali molto speziata.

Armati di “Lonely Planet” vaghiamo per la città alla ricerca di un ristorante che presenti la paila marina. Dopo aver girovagato un po’ arriviamo da “Donde el Gordito”, un ristorante che si trova alla fine del paese, nei pressi di un anonimo benzinaio.

Il posto è piccolo ma ben tenuto e l’ambiente è molto caldo. Al muro una foresta di tovagliolini di carta penzola da una bacheca: sono tutti i commenti positivi lasciati dagli avventori. Chissà se quelli negativi saranno stati stracciati…

La paila marina è, come dicevo, una zuppa, che non soprenderà il palato di un italiano, abituato a questo tipo di piatti, ma che merità un assaggio, perché la varietà di pesce locale (molto più grassa di quello azzurro del mediterraneo) ben si sposa con queste cozze e vongole gigantesche e saporite. L’uso massiccio del coriandolo copre un po’ le varietà dei profumi e del gusto del piatto, ma nel complesso siamo soddisfatti.

Il giorno dopo Marcelo ci porta a visitare la Isla Grande de Chiloé, patria di pescatori e scrittori, come Francisco Coloane e, grazie alle sue chiese di legno, patrimonio Unesco.

Attraversiamo l’abitato di Ancud, per giungere nella baia di Punihuil, dove con una barchetta ci spingeremo in pieno oceano Pacifico per visitare alcuni isolotti dove nidificano i Pinguini di Magellano e Von Humboldt, le due razze patagoniche di questo buffo uccello marino.


Prima di avventurarci in mare, Marcelo ci propone di assaggiare la miglior empanada di Chiloé. Arriviamo in quello che sembra un chiosco sospeso sopra una palafitta, nel mezzo del nulla, dov’è stranamente in corso un meeting di assistenti sociali.


Ci sediamo appena dietro a loro e timidamente ordiniamo le nostre empanadas di carne, che si riveleranno semplicemente magnifiche.

L’unico rimpianto di questa visita a Chiloé sarà di non aver assaggiato il curanto, il piatto della festa: in una fossa di oltre un metro di profondità si pongono delle pietre sulle quali si accende un fuoco. Le pietre incandescenti vengono poi coperte dal cibo (di solito carne, pesce, crostacei e patate) ed il tutto coperto nuovamente con foglie di nalca, una pianta che cresce sull’isola e che produce foglie molto grandi.

La sera, dopo esseri riposati per un paio d’ore, decidiamo che è il tempo di assaggiare la carne parillada. Andrés ci consiglia il ristorante “La Marca” e non possiamo che ascoltare il nostro padrone di casa.

“La Marca” è posto in una casa rivestita di durissimo legno di alerce (un cipresso locale) ed è sempre invariabilmente affollato. La clientela è internazionale e, pur essendo bassa stagione, si intuisce la vocazione turistica del ristorante. Questo non toglie nulla alla qualità eccellente della carne: assaggiamo filetto di angus e una picanha, accompagnate da una piccante purea di patate tipica della regione. Innaffiamo le portate con bicchieri di vino Carmenére.

Soddisfatti, ci dirigiamo verso il nostro albergo, mentre una mezza luna limpida in un cielo spazzato dal vento illumina il vulcano Osorno, che ci accompagna in questa ultima passeggiata nella regione dei Laghi.

La mattina dopo Marcelo si presenta presto davanti al nostro albergo, con il suo Pajero già riscaldato. Con il suo solito sorriso ci invita a salire in macchina. Un volo verso Punta Arenas ci attende. Destinazione Terra del Fuoco.

 

Link utili

Guide me Chile – Marcelo Uribe: http://www.guideme.cl/

Estancia 440: http://www.estancia440.cl/

Cile, Regione dei Laghi: http://www.chileestuyo.cl/regiones/region-de-los-lagos/

 

Salon du Chocolat a Milano: un grande successo per la seconda edizione

Si è appena conclusa la seconda edizione del Salon du Chocolat di Milano. Dal 9 febbraio  il salone ha ospitato espositori internazionali tra degustazioni, spettacoli e show cooking.

La serata di inaugurazione ha fatto registrare oltre cinquemila visite. La manifestazione si è aperta con la rivelazione al pubblico della scultura interamente in cioccolato realizzata da Ernst Knam ispirandosi a Il Bacio di August Rodin. A seguire una sfilata di abiti con dettagli in cacao, creati dagli studenti della fashion school di NABA in collaborazione con l’AMPI, Accademia Maestri Pasticceri Italiani.

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A sfilare non sono stati solamente gli abiti degli studenti, ma anche alcune creazioni firmate dai maître chocolatier Patrice Chapon e Anita Thakker in collaborazione con gli stilisti Jean Paul Benielli e Jasper Garvida. Sulla passerella anche un abito firmato da Silvie Valtan, stilista del Camerun.

A Ernst Knam il compito di salire sul palco e chiudere lo show, con un vestito da sposa disegnato dallo stilista Tony Ward, accompagnato da una torta nuziale con decorazioni abbinate a quelle dell’abito.

Ernst Knam Salon du chocolat ilpelonelluovo.it

Tantissimi gli ospiti di eccezione che hanno animato il Salone con differenti attività. Per l’occasione, Carlo Cracco ha presentato il suo ultimo libro “É nato prima l’uovo o la farina?” (assolutamente da non perdere!).  Davide Comaschi è stato protagonista di alcuni showcooking tra cui uno dedicato alla festa San Valentino. Dario Bressanin (docente di scienze chimiche e ambientali) ha invece parlato delle sue conoscenze scientifiche applicate alla pasticceria.

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Tra gli espositori segnaliamo T’a Milano e le sfiziose creazioni di La Perla.  La vera chicca sono senza ombra di dubbio i cioccolatini belli e buoni di Odilla Torino: una vera e propria prelibatezza!

Odilla Torino Salon du chocolat Ilpelonell'uovo.it

Gnam Gnam Style: alla scoperta della cucina coreana

Un viaggio tra i profumi e i gusti della cucina coreana

Eccoci nel futuro, eccoci sbarcati in Corea del sud.
Altissimi grattacieli ci coprono la testa, mille luci, gente ovunque, profumo di cibo tipico della cucina coreana e una città che sembra non fermarsi mai: siamo arrivati a Seul.

La Corea del Sud è un mix di cultura millenaria molto radicata, con i suoi templi, le sue statue, tutto però perfettamente mixato ad un futuro che sembra ad ogni angolo fremere dalla voglia di superarsi.

Le tappe di questo viaggio sono state Seul, Gyongiu, una fuga in un temple stay e Busan.
Un viaggio alla ricerca del futuro, ma anche della cultura di questo paese straordinario.
Un aspetto importantissimo della cultura Coreana è la ricerca della bellezza fisica:
tutti magri, sportivi, belli e curati… ma come è possibile? Subito surfata su internet e scopro che la Corea del Sud è la Patria asiatica della chirurgia estetica, del fitness e della buona cucina.

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Camminando per strada resto stupito da questa perfezione. Si, in Corea sono tutti perfetti. Tutti tranne uno. Ve lo ricordate il famosissimo cantante Psy, che ballava sulle note di Gangnam Style? L’uomo dei record? Il cui video è stato il primo a raggiungere il miliardo di visualizzazioni in pochissimo tempo?

Mi viene un dubbio: ma non è che invece di chiamare la sua hit Gangnam Style, come il quartiere più popolare di Seul, volesse chiamarlo Gnam Gnam Style? Forse voleva scrivere un’ode alla buona cucina Coreana, e si è sbagliato… ma nessuno poteva correggerlo?

Ho fatto di tutto per incontrare il grandissimo Psy , ma niente, forse sta scrivendo la sua nuova hit oppure è impegnato in una tournèe o semplicemente a godersi la vita.

Quindi, con la delusione nel cuore per non aver incontrato il mio idolo coreano, mi resta solo di sognare ad occhi aperti una cena con il mio caro amico Psy. Si Amico, ne sono certo, io e Psy saremmo potuti diventare molto amici, migliori amici, best friend forever.

Tornando all’aspetto gastronomico, va detto che in Corea del Sud non è importante quale ristorante scegliere perchè la cucina Coreana è talmente deliziosa da risultare divina in qualsiasi locale.

Così io e il mio amico Psy , chiacchierando dei suoi successi e dei miei insuccessi, del suo miliardo di visualizzazioni e della mia pagina instagram con poco più di mille followers iniziamo ad ordinare:

Beh, io sono un appassionato del Bibimbap: letteralmente riso mescolato condito con carne tritata, verdura e uova, con l’aggiunta di salsa di peperoncino. Solitamente viene cotta in una pentola di pietra direttamente sul tavolo, si può aggiungere del formaggio per rendere il tutto gustosissimo.

Mi faccio sempre tentare dai deliziosi Kimbap: simili ad un sushi giapponese, molto vicini ad un Maki, molto speziati, caratterizzati da pochissimi ingredienti, solitamente verdure, uova e carne arrotolati in un foglio di KIM (alga). Questo, più che un piatto da portata, è uno snack… sai quando ti vieni quel languorino che “ non ci vedi più dalla fame?” il Kimbap è la merendina che le mamme coreane preparano per i loro figli.. qui il Tegolino o la Crostatina hanno vita molto dura!

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E il mio migliore amico Psy di che cosa si ingolfa?
Forse si farebbe tentare dal Naengmyeon: tagliatelle fredde, sottili e molli, spesso di grano saraceno, con radicchio, cetrioli, uova, fette di carne di Manzo, pollo o maiale, solitamente i coreani aggiungono la mostrarda… ecco a mio giudizio è solo per palati forti… per i temerari del gourmet, o per chi, come me, sbaglia ad ordinare dal menu!!! ( ricordo ancora questa esperienza ….la mia faccia era quella dell’emoticon verde con la bocca cucita)

No, no il mio amico Psy è troppo avanti, avrebbe sicuramente ordinato i Mandu: sublimi ravioli all’italiana ripieni di carne o verdura ,a scelta fritti, cotti nel brodo o al vapore. Una regola fondamentale per gustare i Mandu è che devono essere annegati nella salsa di soia, almeno quanto Jack nella scena del film Titanic, quando per fare il figo con Rose le lascia il pezzo di legno…. se avesse saputo come sarebbe finita, Jack avrebbe usato Rose come scalino X salire sul pezzo di legno e bye bye sweet Rose..

Immancabilmente si sarebbe fatto portare il Bulgogi: forse il piatto di carne della tradizione Coreana più rinomato del paese. Il taglio scelto è frequentemente la costata di Manzo o il controfiletto, viene lasciato marinare in un composto di salsa di soia, aceto, aglio, cipolla, zenzero e pepe.
Viene poi cotta alla griglia e servita in padella.

In corea fa da padrone il Kimchi:
Il Kimchi non è un piatto, il KIMCHI è il re della cucina della Corea del Sud. E’preparato con verdure fermentate in salamoia, solitamente fatto di cavolo cinese, marinato poi con aglio, peperoncino e zenzero.
Il Kimchi ha un gusto che non lascia indifferenti, nessuno lo può ignorare anche perchè te lo propinano ovunque… anche sul volo Dubai -Seul ci è stato servito.

Fortissimo, piccantissimo, purissimo e sanissimo il Kimchi è sicuramente da assaggiare, alcuni ne diventano addicted, alcuni stranieri lo evitano come l’influenza, però un viaggio nella cultura coreana deve passare attraverso questo piatto.

La mia cena con il mio amico Psy, volge al termine, è stato veramente un onore aver avuto la possibilità di cenare con la leggenda coreana.

Io però non ho ancora avuto risposta alla mia domanda: Psy ma che te magni per non essere filiforme come il resto dei coreani?

A tutti voi un buon viaggio allo scoperta del GANGNAM Style!

CHICCHE DELLA COREA DEL SUD

SEUL: capitale della Corea del Sud, prendetevi qualche giorno per respirare l’aria di questa metropoli del futuro, resterete sbalorditi nel vedere come futuro e passato si mescolano in un’atmosfera equilibrata.

BUSAN: bella metropoli sul mare. Le spiagge secondo me più belle sono Haenundae beach e Gwangalli Bech. In spiaggia tutti avranno la muta tranne voi. Noi ricerchiamo il solo, loro le evitano. Nessuno prende il sole ed in spiaggia ci si copre.

TEMPLE STAY: magnifica esperienza in un monastero buddista. Trascorrerete le giornate nella quiete della natura coreana, meditando, camminando e mangiando pochissimo. Avrete la possibilità di passare un paio di giorni con i monaci Buddisti, che metteranno a disposizione la loro esperienza. Attenti a quello dove andrete: i miei monaci facevano arti marziali e mi hanno ucciso di ginnastica.

Se volete consigli di viaggio, scriveteci!

Perdetevi tra i colori e il vino del Cile o la vasta varietà di birra dell’Irlanda.

Dal Giappone arriva il Kit Kat sushi

Un sushi davvero speciale, per gli amanti dei piatti originali e sfiziosi

Sushi è la prima parola che viene alla mente pensando alla cucina giapponese. Ma sapete che i Kit Kat sono uno degli snack più amati dai nipponici, tanto da vantare una gamma quasi infinita di gusti?! Dimenticatevi il classico cioccolato al latte o bianco, qui la Nestlé si è veramente sbizzarrita con gli abbinamenti più insoliti. Si va dal frozen cookie&cream, al passion fruit e green tea, fino ai più stravaganti sandwich con fagioli, acero, ginger ale e perfino wasabi.

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E se l’ultimo gusto ci fa inevitabilmente pensare al sushi, in occasione dell’apertura della nuova Kit Kat Chocolatory a Ginza, Nestlé Giappone ha deciso di lanciare proprio una limited edition di Kit Kat nigiri, offerti a tutti i clienti che spenderanno almeno 25€ nel nuovo store.

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Ovviamente si tratta di dolci, composti da riso soffiato e barrette colorate che sostituiscono il pesce. La versione ispirata al nigiri di tonno è in realtà un Kit Kat al lampone su riso soffiato bianco, il classico tamago (con uovo cotto) è rappresentato da una tavoletta al pudding di zucca, mentre l’uni ai ricci di mare è avvolto in un alga e sovrastato da una barretta al melone Hokkaido aromatizzata al mascarpone.

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La promozione sarà attiva solamente fino al 14 febbraio, quindi se avevate già in programma un viaggio in Giappone, non lasciatevi scappare il sushi più dolce di sempre.

Scopri i dolci stampati 3D: leggi QUI l’articolo!

Milano, Salon du Chocolat 9-12 febbraio: le attrazioni e gli eventi da non perdere

Salon du Chocolat: l’evento più atteso per gli amanti del cioccolato sta per iniziare.

Dal 9 al 12 febbraio al Salon du Chocolat  vi aspettano degustazioni, showcooking, eventi e spettacoli. Una manifestazione che celebra il cibo degli dei in tutte le sue forme, dalla moda al design, dalla cucina alla pasticceria.

Anche quest’anno ci saranno ospiti d’onore e grandi maestri come Ernst Knam, Gualtiero Marchesi, Carlo Cracco, Iginio Massari, Davide Oldani, Davide Comaschi, Andrea Besuschio. 

Il Maître Chocolatier, Ernst Knam. Il Re del Cioccolato realizzerà la scultura in cioccolato che accoglierà gli ospiti al loro ingresso.

Knam al Salon du Chocolat eseguirà masterclass, presentando i nuovi progetti che lo vedranno protagonista nel 2017.

Tra gli showcooking, una nota va al “L’albero dell’amore”, un happening artistico, in programma sabato 11 alle ore 11. Durante questo intervento, lo Chef Knam realizzerà un vero e proprio quadro su tela con il cioccolato, utilizzando tecniche scenografiche singolari.

Ecco alcune tra le attrazioni e gli eventi più particolari

  1. Chocolate Fashion Show. La sfilata degli abiti di cioccolato in collaborazione con NABA e i Maestri Accademici Pasticceri. Sfileranno gli abiti in cioccolato di Sylvie Vartan, Patrice Chapon, Jasper Garvida, Ernst Knam. Il 09 febbraio – ore: 19.15 – 20
  2. Villaggio Bean to Bar. Uno spazio a cura di Fermento Cacao. All’interno di quest’area saranno presenti i protagonisti delle piantagioni dei diversi paesi produttori che spiegheranno le qualità, l’attenzione e la lavorazione della materia prima che permettono la trasformazione del cacao in cioccolato.
  3. L’area dedicata agli spirits e ai vermuth che perfettamente si accompagnano al cioccolato. Avrà come luogo di esaltazione il Sensory Bar dove si potranno degustare i migliori abbinamenti con le eccellenze al cioccolato.
  4. La sezione tutta dedicata al mondo VEGAN. Con la partecipazione di Ghita Academy dello chef Simone Salvini, con relativi showcooking. Senza tralasciare il focus sulla cucina Raw con l’esperta Emanuela Caorsi che dedicherà una ricetta crudista, in cui il valore nutrizionale dei singoli ingredienti, non cucinati ma solo assemblati, viene conservato interamente.
  5. L’appuntamento dedicato ai cocktail a base di cacao. (10 febbraio – ore: 18.00 – 18.45) Importanti barman si sfideranno nel contest  “Tavoletta d’Oro-Cocktail al Cioccolato” firmato da Compagnia del Cioccolato e Cocchi.

E poi tantissime degustazioni, workshop, spettacoli, gadget. E altrettanti espositori nazionali e internazionali, tra i migliori sul mercato.

Dove e quando:

  • dal 9 al 12 febbraio 2017 presso MiCo Gate3 in viale Eginardo (MMPortelllo). Opening night il 9 dalle ore 18.alle ore 23.00- Da venerdì 10 a domenica 12 dalle ore 9.30 alle ore 19.30.  Costo del biglietto: 15 euro

 

LSDM a Milano svela i segreti della pizza napoletana e delle eccellenze gastronomiche partenopee

Il primo febbraio Le strade della Mozzarella ha festeggiato il suo decimo anniversario a Milano, con un doppio appuntamento con le eccellenze gastronomiche della cucina partenopea, prima tra tutte la pizza napoletana.

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Al Lentini’s Pizza&Restaurant di Brera, si è parlato di pizza napoletana con ospiti di eccezione come Gino Sorbillo, che ha aperto il congresso con la sua pizza gentile, nata in via dei tribunali a Napoli e poi esportata in tre differenti locali Milanesi, tra cui Lievito Madre al Duomo. Il suo impasto fatto di acqua, sale, farina e lievito naturale viene lavorato per non più di 15 minuti, diviso in pagnotte e lasciato riposare per 8-10 ore, prima di essere farcito con ingredienti di qualità come la mozzarella di bufala e i pomodori datterini gialli.

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Gino racconta che il segreto della vera pizza napoletana è l’impasto, che una volta cotto deve restare morbido al centro: tagliando uno spicchio e prendendolo in mano, la punta dovrà rivolgersi verso il basso o verso l’alto, non restare dritta. A questo punto, il trucco per degustare al meglio ogni singola fetta sarà quello di racchiudere la punta all’interno del cornicione (la crosta della pizza), formando così un boccone perfetto.

Cristian Brescia del Lentini’s, parla con molta emozione della pizza al tegamino torinese, che viene cotta in un tegame leggero in ghisa con un filo d’olio. Porta poi all’assaggio del pubblico una pizza con pomodori corbarini e mozzarella.

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Vulcanico l’intervento di Ciro Oliva, il ventiquattrenne della Pizzeria Concettina ai Tre Santi di Napoli, che rappresenta un esempio di successo all’interno del problematico quartiere del Rione Sanità. Legato fortemente alla tradizione, propone la classica marinara mentre racconta che da bambino i genitori volevano farlo studiare all’università, ma lui aveva l’unico obiettivo di diventare un pizzaiolo e portare avanti la passione della famiglia.

A chiudere il convegno sono Francesco Martucci de I Masanielli di Caserta e la sua pizza a canotto, dal cornicione spesso ottenuto con un impasto leggero ad alta digeribilità, molto amato dai pizzaioli contemporanei, ma di difficile esecuzione.

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Alle 20 LSDM si sposta nella location del Baglioni Carlton Hotel di via Senato, dove una sala luminosa ospita alcuni prodotti tipici come la mozzarella di bufala, mentre nel dehor sono offerti i mezzanelli allardiati di Giovanni Sorrentino, i fritti di Gaetano e Pasquale Torrente, i babà di Agostino Iacobucci e il gelato al latte di bufala di Enrico Rizzi.

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Tra le chicche della cena abbiamo apprezzato moltissimo il gelato accompagnato dai macarons al latte di bufala, davvero irresistibili!

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Se vi abbiamo fatto venire l’acquolina in bocca, non perdetevi il prossimo appuntamento con Le strade della Mozzarella, il 27 e 28 febbraio al Baglioni Hotel di Londra.

Home

Lentini’s Pizza&Restaurant http://www.lentinis.it/

Baglioni Hotel Carlton http://www.baglionihotels.com/it/category/carlton-hotel-baglioni/