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Torta grano saraceno e mirtilli di Massimo Pica

Torta grano saraceno e mirtilli: una sana bontà

Scopriamo insieme come preparare la genuina torta grano saraceno e mirtilli: ecco la ricetta di Massimo Pica

INGREDIENTI:
-134g di grano saraceno

-34g fecola di patate

-167g di burro morbido

-167g zucchero semolato (100g + 67g)

-167g farina di mandorle

-4 uova temperatura ambiente

-11 g lievito chimico

-13g pasta di vaniglia o 2 bacche

-confettura di mirtilli rossi q.b.

-zucchero a velo q.b

 

PROCEDIMENTO:

Lavorare il burro con 100g di zucchero semolato, aggiungere i tuorli e continuare a lavorare fino a montare il composto. Aggiungere la farina già mescolata con il lievito, la farina di mandorle e gli aromi.

Montare a neve gli albumi aggiungendo i 67g di zucchero semolato poco per volta e continuare a lavorare sino ad ottenere un composto ben montato.

Inglobare gli albumi all’impasto con delicatezza. Dressare il composto negli stampi fino a 1/3, farcire con confettura di mirtilli e completare con altro impasto. Abbattere, cuocere da congelato a 175°C .

Far raffreddare e spolverare con lo zucchero a velo.

 

Da Marcone in trattoria come una volta

Se dovessi scegliere una tipologia di ristorante che rappresenta meglio la mia personalità, la mia essenza e il mio carattere, senza dubbio sceglierei la trattoria.
Quella vecchio stampo, dove, appena entrato il ristoratore ti accoglie e ti racconta il suo mestiere, con gli occhi illuminati, trasmettendoti la passione per il cibo e la cucina che l’ha condotto a gestire un ristorante tutto suo.
Ecco perché amo particolarmente questo ristorante milanese in Porta Romana, dove mi rifugio quando voglio coccolarmi un po’ e sentirmi a casa, deliziando il palato con piatti semplici e gustosi.

Da Marcone è una trattoria milanese intima e accogliente, che ha fatto dell’atmosfera famigliare e del rapporto qualità prezzo due dei suoi maggiori punti di forza.
Intenzionalmente. Perché Marco Guzzardi, detto Marcone per l’appunto, l’aveva pensata così. Informale, ma anche raffinata, ospitale ma anche tranquilla. Comoda e di carattere. Di qualità ma a buon mercato. E il risultato soddisfa appieno le aspettative.

L’ambiente: Il ristorante é curato e accogliente. Caldo e rilassato. Alle pareti sono appese vecchie foto di famiglia che solleticano la curiosità in un’atmosfera allegra e ospitale tipica di una cena “tra amici”. La differenza però la fa l’oste che accoglie i suoi ospiti a braccia aperte, raccontando il menù con ironiche suggestioni.

Il menu’ Le proposte includono i migliori piatti della tradizione culinaria italiana, talvolta rivisitati, in chiave un po’ piu’ moderna. I piatti(4 primi e 4 secondi, 10 e 16 euro c.a) variano ogni settimana e permettono di sperimentare i sapori di tutta Italia; si va dai saporiti spaghetti con manzo, cipolla e brodo vegetale, alla maritata con fagioli e cozze, dal galletto croccante con cicoria ripassata alle alici fritte con verdure pastella.

Altro plus: il vino Una piacevole sorpresa: per accompagnare il tutto da un buon calice di vino non è necessario spendere una fortuna. Marcone ha abolito il vino della casa in favore dei vini conviviali, andando a scovare piccoli produttori artigianali di vini di qualità, a 12,50 euro la bottiglia. Dal Raboso del Piave, carattere forte e gusto intenso, al fresco Muller Thurgau, dal dolce Croatina Frizzante al Profumato Rosato del Salento. Per i clienti più esigenti c’è a disposizione anche una piccola cantina, dove Ribolla, Passerina, Dolcetto e Amarone regnano sovrani.

Da Marcone
Via Muratori 50
20135 Milano

sito internet: www.damarcone.it

Le nuove forme della Pasqua

 

Pasqua terminata, ma niente sprechi

Le feste sono passate ma chi non si ritrova qualche porzione di colomba pasquale per casa con cui fare colazione?

Noi vi offriamo un’idea alternativa, per trasformare e riproporre il tipico dolce pasquale in qualcosa di diverso, particolare e sfizioso.

L’idea, e la ricetta, vengono direttamente da Identità Golose 2017 e in particolare dal maestro di pasticceria Andrea Besuschio, che per l’occasione, nella sua lezione alla Scuola di Identità Golose,ha proposto una colomba pasquale rivisitata. Riportando in auge il tradizionale e classico dolce della festa in una veste diversa, più elegante e delicata.

La sottile fetta di colomba è solo la base di una creazione che associa elementi diversi; la composta di arance, il gelato mandorle e sale, il cioccolato e il finocchietto.

Provate anche voi a trasformare la colomba utilizzando ingredienti diversi, come nel dolce di Andrea Besuschio, sperimentando gusti nuovi e abbinamenti

Buona Pasqua a tutti!

Latte al finocchietto
Ingredienti:
715 g latte intero fresco
29 g barba di finocchietto
20 g semi di finocchio
214 g copertura Opalys 33%
12 g zucchero semolato
8 g pectina X58

Procedimento:
Unire allo zucchero la pectina.Portare a 70°C. il latte e mettere in infusione le foglie di finocchietto precedentemente lavate e i semi. Filtrare e riportare al peso iniziale incorporare il composto di zucchero e pectina nel latte e riportare a bollore.
Nel frattempo sciogliere la copertura Opalys a 48°C.
Versare una piccola parte del composto sul cioccolato e mescolare energicamente. Ripetere l’operazione fino ad ottenere una buona emulsione liscia e brillante.
Controllare la temperatura che deve essere sempre sopra i 35°C. punto di fusione del burro di cacao. Mixare per affinare la strutture. Versare in un contenitore e riporre in frigorifero per tutta la notte. Usare ad una temperatura di +4°C.

Gelato mandorla e sale
Ingredienti:
139 g latte fresco intero
94 g latte in polvere
152 g zucchero invertito
80 g glucosio atomizzato
134 g zucchero semolato
412 g panna UHT 35% massa grassa
10 g stabilizzante
224 g crema di mandorla bianca di Noto
5 g fior di sale

Procedimento:
Prelevare una parte dello zucchero e mescolarla con lo stabilizzante. Unire all’acqua il latte in polvere e mixare per alcuni minuti, riscaldare in una casseruola. Raggiunta la temperatura di 30°C. aggiungere la panna fresca. A 45°C. aggiungere il composto di zucchero e stabilizzante.
Portare il composto a 82°C. per 5 secondi.(pastorizzazione veloce).
Filtrare la miscela in un altro contenitore, coprire a pelle mettere in abbattitore immediatamente.
Far maturare la miscela per 6/12 ore.
Emulsionare la crema di mandorla.

Gelatina Dulcey
Ingredienti:
530 g acqua
530 g latte intero fresco
50 g destrosio
24 g Pectina X58
812 g Copertura Dulcey

Procedimento:
Miscelare bene al destrosio la pectina. In una casseruola scaldare l’acqua e il latte a 45°C. diluirvi con l’aiuto di una frusta il composto di destrosio e pectina, portare a bollore girando bene il composto con una marisa.
Sciogliere la copertura Dulcey nel microonde a 40°C, versare una piccola parte del liquido sul copertura e mescolare energicamente. Ripetere l’operazione sino ad ottenere una consistenza liscia e brillante. Mixare nuovamente facendo attenzione di non incorporare bolle d’aria.
Far cristallizzare in frigorifero a +4°C per almeno 6 ore.
Il giorno seguente mixare il composto facendo sempre attenzione ad non incorporare aria.

Composta di arance di Sicilia
Ingredienti:
910 g Arance naturali di Sicilia
455 g zucchero semolato
10 g Pectina NH
45 g Succo di limone

Procedimento:
Lavare bene le arance e bucarle con un coltellino.
Portare a bollore in una grande casseruola dell’acqua e cuocere le arance. Eliminare l’acqua e ripetere l’operazione per 4 volte. Scolare il composto ed ancora bollente unire la pectina con lo zucchero, tritare il composto grossolanamente con un cutter.

Impiattate posizionando in primis la composta di arance, poi la fettina di colomba, il cioccolato e il gelato di mandorle, guarnendo con il latte al finocchietto.

Pastiera Napoletana 

La pastiera napoletana è un dolce dal sapore intenso e ricco. Ecco la ricetta di Massimo Pica.

INGREDIENTI RIPIENO:
-125g di grano cotto
-125g di latte
-20g di burro
-125g di zucchero semolato
-175g ricotta di bufala
-75g di uova
-12g di tuorlo
-37g di canditi
-100g di crema pasticcera
-fiori d’arancio

PROCEDIMENTO:
Cuocere il grano con il latte e il burro sino ad ottenere un composto denso.
Lasciar raffreddare.
In un recipiente frustare la ricotta con lo zucchero, aggiungere tutti gli altri ingredienti e amalgamare il tutto.
Foderare con la pasta frolla gli stampi precedentemente imburrati e riempire con il composto guarnendo con strisce di frolla.
Cuocere a 180°C per 25-30 min le torte piccole e per 45 min le torte grandi.

INGREDIENTI PASTA FROLLA:
-225g di burro ammorbidito
-150g di zucchero a velo
-60g di tuorlo pastorizzato temperatura ambiente
-375g di farina W150-180

PROCEDIMENTO:
In planetaria, con la foglia, impastare burro e zucchero, unire i tuorli ed infine la farina. Lavorare la massa solo il tempo necessario per far amalgamare bene tutti gli ingredienti. Posizionarlo coperto da pellicola in frigorifero per almeno tre ore.

Uovo di cioccolato variegato by Massimo Pica

Tempo di uovo di cioccolato

Abbiamo scelto un momento importante, la Pasqua per l’appunto, per introdurre finalmente anche una sezione food un po’ più pratica perché, ne sono consapevole, non tutti, adorano solo mangiare.

C’è anche chi ama cucinare creare, adoperarsi per dare vita a succulente preparazioni.

Perché, é senz’altro vero, cucinare rilassa, distrae, stimola la creatività e soprattutto rappresenta un atto d’amore per chi ci sta vicino.

E allora ben vengano le ricette, se particolari, stuzzicanti, stimolanti e lungi dalla banalità.

Iniziamo con una ricetta dolce semplice ma sfiziosa, quella dell’uovo di Pasqua “variegato” con schizzi di cioccolato bianco e fondente.

La prima delle chicche dolci del maestro Massimo Pica che oggi inizia una collaborazione con noi.

Buon divertimento allora e Buona Pasqua a tutti!

COMPOSIZIONE:Camicia al cioccolato al latte con schizzi di cioccolato bianco e fondente

Pulire gli stampi dei due gusci con l’alcool puro. Sciogliere il cioccolato bianco a 45°C, temperarlo a 30°C e fare degli schizzi negli stampi.

Ripetere la stessa operazione con il cioccolato fondente. Sciogliere e temperare il cioccolato al latte, creando le camicie negli stampi. Lasciare cristallizzare.

Sformare i gusci, sciogliere leggermente le due estremità su un marmo caldo e procedere ad incollarle l’una all’altra per comporre l’uovo.

Festa della Mamma…e andiamo di Caprese!by Massimo Pica

Ho sempre amato la caprese, da quando un’amica d’infanzia me l’ha fatta scoprire.

Cioccolato e mandorla è un abbinamento che amo e anche la consistenza di questo antico dolce napoletano mi convince completamente.

E allora per la Festa della Mamma perché non prepararlo insieme, per festeggiare al meglio, con allegria e gusto.

La ricetta ce la fornisce Massimo Pica, napoletano doc!

INGREDIENTI:

-200g di uova

-188g di zucchero semolato (94g +94g)

-188g farina di mandorle

-75g di olio d’oliva

-150g di cioccolato fondente

-9g di cacao amaro

-9g di liquore amaretto

 

PROCEDIMENTO:

Montare le uova con metà dello zucchero e a parte mescolare i solidi compresi i 94g di zucchero.

In una bacinella unire il cioccolato fuso a 45°C con l’olio e portare a 50°C.

Aggiungere i solidi alla montata di uova e zucchero il cioccolato e l’olio a 50 C, mescolare ancora; infine aggiungere il liquore e smontare completamente la massa. Dressare negli stampi imburrati e cuocere a 180°C per 13 minuti . Raffreddare, bagnare la caprese nel cioccolato fondente fuso, lasciar cristallizzare e spolverare con lo zucchero a velo.

Buon appetito!

I 7 interventi da non perdere a Identità Golose

Forza della libertà il tema di quest’anno

Ci siamo quasi… ancora poche ore e si apriranno le porte di Identità Golose 2017, edizione incentrata sul tema della forza della libertà, che passa attraverso la suggestione del viaggio, sempre presente in tutto quello che consumiamo.

Nell’Auditorium si alterneranno i più importanti chef italiani come Massimo Bottura, Enrico Bartolini, Carlo Cracco, Niko Romito ed Enrico Crippa, accompagnati anche da un nutrito palinsesto internazionale con Paul Pairet e Mauro Colagreco.

Gli interventi da non perdere

Nel programma che comprende oltre 90 interventi, abbiamo selezionato per voi quelli assolutamente da non perdere:

1. Valeria Margherita Mosca, Thinking like a forest (Identità naturali — 4 marzo): Valeria Mosca è l’ideatrice di Wood*ing, un laboratorio di ricerca e sperimentazione situato a Seregno, che studia e cataloga materie prime selvatiche, organizzando corsi di formazione e cene degustazione. A Identità parlerà del foraging e dei suoi impieghi in cucina.

2. Enrico Bartolini, Sapori sostenibili (Identità naturali — 4 marzo): dopo il pieno di stelle fatto quest’anno con l’Enrico Bartolini al Mudec di Milano, il Casual di Bergamo e La Trattoria Enrico Bartolini di Castiglione della Pescaia, non vediamo l’ora di ascoltare l’intervento dello chef toscano, che parlerà di sostenibilità.

3. Moreno Cedroni, Gelato al… fermentato! (Identità di gelato — 4 marzo): dopo aver incantato la platea di Identità 2016 con i suoi gelati da abbinare ad ogni portata del pasto, non possiamo perderci neanche quest’anno il panel dello chef della Madonnina del Pescatore.

4. Marco Sacco, Il mondo dell’acqua dolce: la Trota (Identità di chamapgne — 4 marzo): chiuderà identità di Champagne lo chef del Piccolo Lago, che con una nuova brigata ha appena riaperto le porte del suo bistellato dopo la pausa invernale. Nel suo intervento racconterà come abbinare lo champagne alle sue creazioni con pesce di lago.

5. Paul Pairet, Ultraviolet (Sala Auditorium — 5 marzo): un viaggio che stimola tutti i sensi, quello che racconterà Paul Pairet, ideatore dell’Ultraviolet di Shanghai, un ristorante con location segreta che prepara cene immersive per 10 ospiti alla volta. L’uomo che ha fatto dello psycho taste il suo motto, racconterà come il gusto non è dato solamente dal sapore del piatto, ma da tutto quello che circonda il tavolo.

6. Eugenio Boer, Per essere un Olandese cucina bene la pasta (Identità di pasta — 5 marzo): vi sembra strano sentire un Olandese che parla di pasta? Non se si tratta di Eugenio Boer, mezzo ligure che ha vissuto in Italia moltissime esperienze professionali, scegliendo come base operativa Milano, con il suo ristorante Essenza. Siamo molto curiosi di ascoltare il suo punto di vista su questo alimento che tanto ci sta a cuore.

7. Massimo Bottura, L’Osteria: passato, presente e futuro (Auditorium — 6 marzo): Dopo essere stato nominato vincitore del The World’s 50 Best Restaurants, ne abbiamo sentite tante sullo chef, intervistato da ogni testata e insignito perfino di una laurea ad honorem. Lunedì capiremo insieme a lui come continuerà il viaggio che lo ha portato tra New York, Montecarlo e Modena, scalando la vetta del ranking culinario più importante al mondo.

 

Lost in Chile Chapter 2: la regione dei Laghi

L’arrivo a Puerto Montt non è dei più semplici. Dopo 17 ore di volo sbarchiamo finalmente nella Capitale della Regione dei Laghi.

Sbrigate le burocrazie aeroportuali usciamo dal terminal per respirare l’aria di questo lembo di Sud America.

Si scrive Regione dei Laghi ma si pronuncia Patagonia Norte. Infatti, nella migliore tradizione patagonica, ci accoglie un cielo plumbeo carico d’acqua e di vento. Sarà per la stanchezza del viaggio o per il fuso, ma la scena ci deprime.

Saliamo sul primo taxi, direzione “Hotel Versalles”, una sorta di Overlook Hotel locale, dove a causa della bassa stagione non c’è quasi nessuno.

La stanza, una piazza d’armi, è confortevole e anonima. Il largo finestrone affaccia sulla baia dalla quale ogni tanto si stacca un peschereccio, che quasi timidamente sembra cercare il coraggio di lasciare l’approdo per navigare in un mare così difficile.

Ceniamo in una piccola sala, ordinando salmone ed un piatto di ravioli, che sono il perfetto emblema dell’albergo: anonimi. L’unica cosa memorabile è il vino cileno, con cui facciamo pronta conoscenza.

La mattina successiva il cielo continua a minacciare pioggia, ma qualche raggio di sole sembra affacciarsi.

Dopo aver fatto colazione, raduniamo i bagagli e aspettiamo che la nostra guida arrivi a prenderci. Siamo riposati finalmente, ma l’impatto con la Patagonia non è stato dei più entusiastici. Oggi però è un altro giorno.

Alle 12,00 finalmente arriva quello che sarà il nostro Virgilio nella regione dei laghi: Marcelo Fabian Uribe, un uomo sui 45anni con la carnagione scura che tradisce le origine indie ed un sorriso largo e sincero.

Il sole finalmente vince sulla pioggia e nel van in movimento si respira finalmente aria di viaggio. Marcelo esordisce con una massima che sentiremo spesso durante il nostro soggiorno: <<Non è Patagonia se non si attraversano quattro stagioni nel giro di un’ora>>.
Arriviamo così al mercato del pesce di Angelmò, costruito tutto con case di legno e palafitte che sbucano letteralmente sul mare.

Il mercato è una splendida esposizione di pesce fresco dell’oceano pacifico: gronghi, salmoni, alghe esiccate, cozze e vongole gigantesche e soprattutto sua maestà la centolla, il granchio gigante del sud del mondo. Sul molo si muovono liberi pellicani e leoni marini.


Io assaggio una buonissima empanada (un panzerotto fritto fatto di acqua e farina di mais) ripiena di centolla e formaggio, mentre Letizia prova un ceviche di centolla, in altre parole una terrina di crudo di granchio condita con sale, limone e spezie come coriandolo e peperoncino.

Puerto Montt è una citta industriale, che è divenuta negli anni il polo dell’allevamento del salmone, di cui il Cile è uno dei maggiori esportatori mondiali dopo Norvegia e Canada.

Purtroppo l’allevamento intensivo e la presenza nelle acque cilene di un batterio che fa ammalare i pesci, hanno costretto i produttori ad aumentare le dosi di antibiotico somministrate ai pesci, rendendo molto discussa la qualità di questi salmoni.

Con Marcelo lasciamo Puerto Montt e ci portiamo verso il lago Llanquihue, direzione Puerto Varas. Qui la dimensione cambia completamente: Puerto Varas è una meravigliosa cittadina lacustre costruita da emigranti tedeschi e gli edifici non sfigurerebbero in Baviera.

Tutto il paesaggio è dominato dallo scenografico e maestoso vulcano Osorno, il Fujiyama Chileno, che con la sua piramide perfetta e sempre innevata veglia sul lago e sulle terre intorno.


Congediamo momentaneamente Marcelo e prendiamo alloggio al B&B “Estancia 440”, una casa in stile vittoriano gestita con grande gusto da Andrés Benavides, giovane imprenditore cileno di origini italiane.

Andrés intuendo la nostra ci consiglia subito di assaggiare il piatto tipico della regione: la paila marina, una ricca zuppa di pesce e mitili locali molto speziata.

Armati di “Lonely Planet” vaghiamo per la città alla ricerca di un ristorante che presenti la paila marina. Dopo aver girovagato un po’ arriviamo da “Donde el Gordito”, un ristorante che si trova alla fine del paese, nei pressi di un anonimo benzinaio.

Il posto è piccolo ma ben tenuto e l’ambiente è molto caldo. Al muro una foresta di tovagliolini di carta penzola da una bacheca: sono tutti i commenti positivi lasciati dagli avventori. Chissà se quelli negativi saranno stati stracciati…

La paila marina è, come dicevo, una zuppa, che non soprenderà il palato di un italiano, abituato a questo tipo di piatti, ma che merità un assaggio, perché la varietà di pesce locale (molto più grassa di quello azzurro del mediterraneo) ben si sposa con queste cozze e vongole gigantesche e saporite. L’uso massiccio del coriandolo copre un po’ le varietà dei profumi e del gusto del piatto, ma nel complesso siamo soddisfatti.

Il giorno dopo Marcelo ci porta a visitare la Isla Grande de Chiloé, patria di pescatori e scrittori, come Francisco Coloane e, grazie alle sue chiese di legno, patrimonio Unesco.

Attraversiamo l’abitato di Ancud, per giungere nella baia di Punihuil, dove con una barchetta ci spingeremo in pieno oceano Pacifico per visitare alcuni isolotti dove nidificano i Pinguini di Magellano e Von Humboldt, le due razze patagoniche di questo buffo uccello marino.


Prima di avventurarci in mare, Marcelo ci propone di assaggiare la miglior empanada di Chiloé. Arriviamo in quello che sembra un chiosco sospeso sopra una palafitta, nel mezzo del nulla, dov’è stranamente in corso un meeting di assistenti sociali.


Ci sediamo appena dietro a loro e timidamente ordiniamo le nostre empanadas di carne, che si riveleranno semplicemente magnifiche.

L’unico rimpianto di questa visita a Chiloé sarà di non aver assaggiato il curanto, il piatto della festa: in una fossa di oltre un metro di profondità si pongono delle pietre sulle quali si accende un fuoco. Le pietre incandescenti vengono poi coperte dal cibo (di solito carne, pesce, crostacei e patate) ed il tutto coperto nuovamente con foglie di nalca, una pianta che cresce sull’isola e che produce foglie molto grandi.

La sera, dopo esseri riposati per un paio d’ore, decidiamo che è il tempo di assaggiare la carne parillada. Andrés ci consiglia il ristorante “La Marca” e non possiamo che ascoltare il nostro padrone di casa.

“La Marca” è posto in una casa rivestita di durissimo legno di alerce (un cipresso locale) ed è sempre invariabilmente affollato. La clientela è internazionale e, pur essendo bassa stagione, si intuisce la vocazione turistica del ristorante. Questo non toglie nulla alla qualità eccellente della carne: assaggiamo filetto di angus e una picanha, accompagnate da una piccante purea di patate tipica della regione. Innaffiamo le portate con bicchieri di vino Carmenére.

Soddisfatti, ci dirigiamo verso il nostro albergo, mentre una mezza luna limpida in un cielo spazzato dal vento illumina il vulcano Osorno, che ci accompagna in questa ultima passeggiata nella regione dei Laghi.

La mattina dopo Marcelo si presenta presto davanti al nostro albergo, con il suo Pajero già riscaldato. Con il suo solito sorriso ci invita a salire in macchina. Un volo verso Punta Arenas ci attende. Destinazione Terra del Fuoco.

 

Link utili

Guide me Chile – Marcelo Uribe: http://www.guideme.cl/

Estancia 440: http://www.estancia440.cl/

Cile, Regione dei Laghi: http://www.chileestuyo.cl/regiones/region-de-los-lagos/

 

Salon du Chocolat a Milano: un grande successo per la seconda edizione

Si è appena conclusa la seconda edizione del Salon du Chocolat di Milano. Dal 9 febbraio  il salone ha ospitato espositori internazionali tra degustazioni, spettacoli e show cooking.

La serata di inaugurazione ha fatto registrare oltre cinquemila visite. La manifestazione si è aperta con la rivelazione al pubblico della scultura interamente in cioccolato realizzata da Ernst Knam ispirandosi a Il Bacio di August Rodin. A seguire una sfilata di abiti con dettagli in cacao, creati dagli studenti della fashion school di NABA in collaborazione con l’AMPI, Accademia Maestri Pasticceri Italiani.

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A sfilare non sono stati solamente gli abiti degli studenti, ma anche alcune creazioni firmate dai maître chocolatier Patrice Chapon e Anita Thakker in collaborazione con gli stilisti Jean Paul Benielli e Jasper Garvida. Sulla passerella anche un abito firmato da Silvie Valtan, stilista del Camerun.

A Ernst Knam il compito di salire sul palco e chiudere lo show, con un vestito da sposa disegnato dallo stilista Tony Ward, accompagnato da una torta nuziale con decorazioni abbinate a quelle dell’abito.

Ernst Knam Salon du chocolat ilpelonelluovo.it

Tantissimi gli ospiti di eccezione che hanno animato il Salone con differenti attività. Per l’occasione, Carlo Cracco ha presentato il suo ultimo libro “É nato prima l’uovo o la farina?” (assolutamente da non perdere!).  Davide Comaschi è stato protagonista di alcuni showcooking tra cui uno dedicato alla festa San Valentino. Dario Bressanin (docente di scienze chimiche e ambientali) ha invece parlato delle sue conoscenze scientifiche applicate alla pasticceria.

Knam Salon du chocolat Milano ilpelonelluovo.it carlo cracco salon du chocolat Milano Ilpelonelluovo.it

Tra gli espositori segnaliamo T’a Milano e le sfiziose creazioni di La Perla.  La vera chicca sono senza ombra di dubbio i cioccolatini belli e buoni di Odilla Torino: una vera e propria prelibatezza!

Odilla Torino Salon du chocolat Ilpelonell'uovo.it

Gnam Gnam Style: alla scoperta della cucina coreana

Un viaggio tra i profumi e i gusti della cucina coreana

Eccoci nel futuro, eccoci sbarcati in Corea del sud.
Altissimi grattacieli ci coprono la testa, mille luci, gente ovunque, profumo di cibo tipico della cucina coreana e una città che sembra non fermarsi mai: siamo arrivati a Seul.

La Corea del Sud è un mix di cultura millenaria molto radicata, con i suoi templi, le sue statue, tutto però perfettamente mixato ad un futuro che sembra ad ogni angolo fremere dalla voglia di superarsi.

Le tappe di questo viaggio sono state Seul, Gyongiu, una fuga in un temple stay e Busan.
Un viaggio alla ricerca del futuro, ma anche della cultura di questo paese straordinario.
Un aspetto importantissimo della cultura Coreana è la ricerca della bellezza fisica:
tutti magri, sportivi, belli e curati… ma come è possibile? Subito surfata su internet e scopro che la Corea del Sud è la Patria asiatica della chirurgia estetica, del fitness e della buona cucina.

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Camminando per strada resto stupito da questa perfezione. Si, in Corea sono tutti perfetti. Tutti tranne uno. Ve lo ricordate il famosissimo cantante Psy, che ballava sulle note di Gangnam Style? L’uomo dei record? Il cui video è stato il primo a raggiungere il miliardo di visualizzazioni in pochissimo tempo?

Mi viene un dubbio: ma non è che invece di chiamare la sua hit Gangnam Style, come il quartiere più popolare di Seul, volesse chiamarlo Gnam Gnam Style? Forse voleva scrivere un’ode alla buona cucina Coreana, e si è sbagliato… ma nessuno poteva correggerlo?

Ho fatto di tutto per incontrare il grandissimo Psy , ma niente, forse sta scrivendo la sua nuova hit oppure è impegnato in una tournèe o semplicemente a godersi la vita.

Quindi, con la delusione nel cuore per non aver incontrato il mio idolo coreano, mi resta solo di sognare ad occhi aperti una cena con il mio caro amico Psy. Si Amico, ne sono certo, io e Psy saremmo potuti diventare molto amici, migliori amici, best friend forever.

Tornando all’aspetto gastronomico, va detto che in Corea del Sud non è importante quale ristorante scegliere perchè la cucina Coreana è talmente deliziosa da risultare divina in qualsiasi locale.

Così io e il mio amico Psy , chiacchierando dei suoi successi e dei miei insuccessi, del suo miliardo di visualizzazioni e della mia pagina instagram con poco più di mille followers iniziamo ad ordinare:

Beh, io sono un appassionato del Bibimbap: letteralmente riso mescolato condito con carne tritata, verdura e uova, con l’aggiunta di salsa di peperoncino. Solitamente viene cotta in una pentola di pietra direttamente sul tavolo, si può aggiungere del formaggio per rendere il tutto gustosissimo.

Mi faccio sempre tentare dai deliziosi Kimbap: simili ad un sushi giapponese, molto vicini ad un Maki, molto speziati, caratterizzati da pochissimi ingredienti, solitamente verdure, uova e carne arrotolati in un foglio di KIM (alga). Questo, più che un piatto da portata, è uno snack… sai quando ti vieni quel languorino che “ non ci vedi più dalla fame?” il Kimbap è la merendina che le mamme coreane preparano per i loro figli.. qui il Tegolino o la Crostatina hanno vita molto dura!

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E il mio migliore amico Psy di che cosa si ingolfa?
Forse si farebbe tentare dal Naengmyeon: tagliatelle fredde, sottili e molli, spesso di grano saraceno, con radicchio, cetrioli, uova, fette di carne di Manzo, pollo o maiale, solitamente i coreani aggiungono la mostrarda… ecco a mio giudizio è solo per palati forti… per i temerari del gourmet, o per chi, come me, sbaglia ad ordinare dal menu!!! ( ricordo ancora questa esperienza ….la mia faccia era quella dell’emoticon verde con la bocca cucita)

No, no il mio amico Psy è troppo avanti, avrebbe sicuramente ordinato i Mandu: sublimi ravioli all’italiana ripieni di carne o verdura ,a scelta fritti, cotti nel brodo o al vapore. Una regola fondamentale per gustare i Mandu è che devono essere annegati nella salsa di soia, almeno quanto Jack nella scena del film Titanic, quando per fare il figo con Rose le lascia il pezzo di legno…. se avesse saputo come sarebbe finita, Jack avrebbe usato Rose come scalino X salire sul pezzo di legno e bye bye sweet Rose..

Immancabilmente si sarebbe fatto portare il Bulgogi: forse il piatto di carne della tradizione Coreana più rinomato del paese. Il taglio scelto è frequentemente la costata di Manzo o il controfiletto, viene lasciato marinare in un composto di salsa di soia, aceto, aglio, cipolla, zenzero e pepe.
Viene poi cotta alla griglia e servita in padella.

In corea fa da padrone il Kimchi:
Il Kimchi non è un piatto, il KIMCHI è il re della cucina della Corea del Sud. E’preparato con verdure fermentate in salamoia, solitamente fatto di cavolo cinese, marinato poi con aglio, peperoncino e zenzero.
Il Kimchi ha un gusto che non lascia indifferenti, nessuno lo può ignorare anche perchè te lo propinano ovunque… anche sul volo Dubai -Seul ci è stato servito.

Fortissimo, piccantissimo, purissimo e sanissimo il Kimchi è sicuramente da assaggiare, alcuni ne diventano addicted, alcuni stranieri lo evitano come l’influenza, però un viaggio nella cultura coreana deve passare attraverso questo piatto.

La mia cena con il mio amico Psy, volge al termine, è stato veramente un onore aver avuto la possibilità di cenare con la leggenda coreana.

Io però non ho ancora avuto risposta alla mia domanda: Psy ma che te magni per non essere filiforme come il resto dei coreani?

A tutti voi un buon viaggio allo scoperta del GANGNAM Style!

CHICCHE DELLA COREA DEL SUD

SEUL: capitale della Corea del Sud, prendetevi qualche giorno per respirare l’aria di questa metropoli del futuro, resterete sbalorditi nel vedere come futuro e passato si mescolano in un’atmosfera equilibrata.

BUSAN: bella metropoli sul mare. Le spiagge secondo me più belle sono Haenundae beach e Gwangalli Bech. In spiaggia tutti avranno la muta tranne voi. Noi ricerchiamo il solo, loro le evitano. Nessuno prende il sole ed in spiaggia ci si copre.

TEMPLE STAY: magnifica esperienza in un monastero buddista. Trascorrerete le giornate nella quiete della natura coreana, meditando, camminando e mangiando pochissimo. Avrete la possibilità di passare un paio di giorni con i monaci Buddisti, che metteranno a disposizione la loro esperienza. Attenti a quello dove andrete: i miei monaci facevano arti marziali e mi hanno ucciso di ginnastica.

Se volete consigli di viaggio, scriveteci!

Perdetevi tra i colori e il vino del Cile o la vasta varietà di birra dell’Irlanda.