Food on the road
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Lost in Chile Chapter 2: la regione dei Laghi

L’arrivo a Puerto Montt non è dei più semplici. Dopo 17 ore di volo sbarchiamo finalmente nella Capitale della Regione dei Laghi.

Sbrigate le burocrazie aeroportuali usciamo dal terminal per respirare l’aria di questo lembo di Sud America.

Si scrive Regione dei Laghi ma si pronuncia Patagonia Norte. Infatti, nella migliore tradizione patagonica, ci accoglie un cielo plumbeo carico d’acqua e di vento. Sarà per la stanchezza del viaggio o per il fuso, ma la scena ci deprime.

Saliamo sul primo taxi, direzione “Hotel Versalles”, una sorta di Overlook Hotel locale, dove a causa della bassa stagione non c’è quasi nessuno.

La stanza, una piazza d’armi, è confortevole e anonima. Il largo finestrone affaccia sulla baia dalla quale ogni tanto si stacca un peschereccio, che quasi timidamente sembra cercare il coraggio di lasciare l’approdo per navigare in un mare così difficile.

Ceniamo in una piccola sala, ordinando salmone ed un piatto di ravioli, che sono il perfetto emblema dell’albergo: anonimi. L’unica cosa memorabile è il vino cileno, con cui facciamo pronta conoscenza.

La mattina successiva il cielo continua a minacciare pioggia, ma qualche raggio di sole sembra affacciarsi.

Dopo aver fatto colazione, raduniamo i bagagli e aspettiamo che la nostra guida arrivi a prenderci. Siamo riposati finalmente, ma l’impatto con la Patagonia non è stato dei più entusiastici. Oggi però è un altro giorno.

Alle 12,00 finalmente arriva quello che sarà il nostro Virgilio nella regione dei laghi: Marcelo Fabian Uribe, un uomo sui 45anni con la carnagione scura che tradisce le origine indie ed un sorriso largo e sincero.

Il sole finalmente vince sulla pioggia e nel van in movimento si respira finalmente aria di viaggio. Marcelo esordisce con una massima che sentiremo spesso durante il nostro soggiorno: <<Non è Patagonia se non si attraversano quattro stagioni nel giro di un’ora>>.
Arriviamo così al mercato del pesce di Angelmò, costruito tutto con case di legno e palafitte che sbucano letteralmente sul mare.

Il mercato è una splendida esposizione di pesce fresco dell’oceano pacifico: gronghi, salmoni, alghe esiccate, cozze e vongole gigantesche e soprattutto sua maestà la centolla, il granchio gigante del sud del mondo. Sul molo si muovono liberi pellicani e leoni marini.


Io assaggio una buonissima empanada (un panzerotto fritto fatto di acqua e farina di mais) ripiena di centolla e formaggio, mentre Letizia prova un ceviche di centolla, in altre parole una terrina di crudo di granchio condita con sale, limone e spezie come coriandolo e peperoncino.

Puerto Montt è una citta industriale, che è divenuta negli anni il polo dell’allevamento del salmone, di cui il Cile è uno dei maggiori esportatori mondiali dopo Norvegia e Canada.

Purtroppo l’allevamento intensivo e la presenza nelle acque cilene di un batterio che fa ammalare i pesci, hanno costretto i produttori ad aumentare le dosi di antibiotico somministrate ai pesci, rendendo molto discussa la qualità di questi salmoni.

Con Marcelo lasciamo Puerto Montt e ci portiamo verso il lago Llanquihue, direzione Puerto Varas. Qui la dimensione cambia completamente: Puerto Varas è una meravigliosa cittadina lacustre costruita da emigranti tedeschi e gli edifici non sfigurerebbero in Baviera.

Tutto il paesaggio è dominato dallo scenografico e maestoso vulcano Osorno, il Fujiyama Chileno, che con la sua piramide perfetta e sempre innevata veglia sul lago e sulle terre intorno.


Congediamo momentaneamente Marcelo e prendiamo alloggio al B&B “Estancia 440”, una casa in stile vittoriano gestita con grande gusto da Andrés Benavides, giovane imprenditore cileno di origini italiane.

Andrés intuendo la nostra ci consiglia subito di assaggiare il piatto tipico della regione: la paila marina, una ricca zuppa di pesce e mitili locali molto speziata.

Armati di “Lonely Planet” vaghiamo per la città alla ricerca di un ristorante che presenti la paila marina. Dopo aver girovagato un po’ arriviamo da “Donde el Gordito”, un ristorante che si trova alla fine del paese, nei pressi di un anonimo benzinaio.

Il posto è piccolo ma ben tenuto e l’ambiente è molto caldo. Al muro una foresta di tovagliolini di carta penzola da una bacheca: sono tutti i commenti positivi lasciati dagli avventori. Chissà se quelli negativi saranno stati stracciati…

La paila marina è, come dicevo, una zuppa, che non soprenderà il palato di un italiano, abituato a questo tipo di piatti, ma che merità un assaggio, perché la varietà di pesce locale (molto più grassa di quello azzurro del mediterraneo) ben si sposa con queste cozze e vongole gigantesche e saporite. L’uso massiccio del coriandolo copre un po’ le varietà dei profumi e del gusto del piatto, ma nel complesso siamo soddisfatti.

Il giorno dopo Marcelo ci porta a visitare la Isla Grande de Chiloé, patria di pescatori e scrittori, come Francisco Coloane e, grazie alle sue chiese di legno, patrimonio Unesco.

Attraversiamo l’abitato di Ancud, per giungere nella baia di Punihuil, dove con una barchetta ci spingeremo in pieno oceano Pacifico per visitare alcuni isolotti dove nidificano i Pinguini di Magellano e Von Humboldt, le due razze patagoniche di questo buffo uccello marino.


Prima di avventurarci in mare, Marcelo ci propone di assaggiare la miglior empanada di Chiloé. Arriviamo in quello che sembra un chiosco sospeso sopra una palafitta, nel mezzo del nulla, dov’è stranamente in corso un meeting di assistenti sociali.


Ci sediamo appena dietro a loro e timidamente ordiniamo le nostre empanadas di carne, che si riveleranno semplicemente magnifiche.

L’unico rimpianto di questa visita a Chiloé sarà di non aver assaggiato il curanto, il piatto della festa: in una fossa di oltre un metro di profondità si pongono delle pietre sulle quali si accende un fuoco. Le pietre incandescenti vengono poi coperte dal cibo (di solito carne, pesce, crostacei e patate) ed il tutto coperto nuovamente con foglie di nalca, una pianta che cresce sull’isola e che produce foglie molto grandi.

La sera, dopo esseri riposati per un paio d’ore, decidiamo che è il tempo di assaggiare la carne parillada. Andrés ci consiglia il ristorante “La Marca” e non possiamo che ascoltare il nostro padrone di casa.

“La Marca” è posto in una casa rivestita di durissimo legno di alerce (un cipresso locale) ed è sempre invariabilmente affollato. La clientela è internazionale e, pur essendo bassa stagione, si intuisce la vocazione turistica del ristorante. Questo non toglie nulla alla qualità eccellente della carne: assaggiamo filetto di angus e una picanha, accompagnate da una piccante purea di patate tipica della regione. Innaffiamo le portate con bicchieri di vino Carmenére.

Soddisfatti, ci dirigiamo verso il nostro albergo, mentre una mezza luna limpida in un cielo spazzato dal vento illumina il vulcano Osorno, che ci accompagna in questa ultima passeggiata nella regione dei Laghi.

La mattina dopo Marcelo si presenta presto davanti al nostro albergo, con il suo Pajero già riscaldato. Con il suo solito sorriso ci invita a salire in macchina. Un volo verso Punta Arenas ci attende. Destinazione Terra del Fuoco.

 

Link utili

Guide me Chile – Marcelo Uribe: http://www.guideme.cl/

Estancia 440: http://www.estancia440.cl/

Cile, Regione dei Laghi: http://www.chileestuyo.cl/regiones/region-de-los-lagos/

 

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