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Lost in Chile – chapter 1. Alla scoperta del vino cileno

A cura di Nicola Boccalini

Il 2016 che si è appena chiuso è stato un anno molto particolare per me: dopo un grave incidente (da cui fortunatamente mi sono ripreso), mi sono sposato e ho fatto un viaggio di nozze meraviglioso, un gran tour del CileCile che in prima battuta significa natura incontrastata: la Patagonia con i suoi preziosi parchi naturali; i paesaggi sterminati delle pampas; il deserto di Atacama.

Scegliendo di fare un viaggio di nozze così, Letizia ed io, siamo stati costretti a sacrificare molti altri aspetti, come ad esempio quelli più artistici e tradizionalmente culturali.
Tuttavia mentre ci trovavamo a Puerto Natales, capoluogo della provincia dal nome evocativo di “Ultima Esperanza”, la titolare del delizioso ristorante “Aldea” ci suggerisce di visitare la regione vinicola di Casablanca, che si trova tra la città di Valparaiso e la capitale Santiago.

Credits: Nicola Boccalini

Il Cile ormai da molti decenni si colloca nell’eccellenza dei produttori di vino a livello internazionale. I distretti più riconosciuti di questa produzione sono sicuramente la Maipu Valley e la Colchagua Valley, entrambe a sud di Santiago.
In queste zone si produce il miglior Carménère del pianeta: questo vitigno originario di Bordeaux e quasi estinto nel XIX secolo a causa di un parassita, ha trovato nuova vita in Cile dov’è diventato ormai il vitigno simbolo nazionale.

La valle di Casablanca invece è più nota per i vini bianchi: Chardonnay e Sauvignon Blanc.

Prendiamo quindi alloggio a Vina del Mar e decidiamo di seguire il consiglio prenotando una degustazione alla cantina Veramonte, tra le più importanti della Valle di Casablanca.

Da Vina ci spostiamo in metro a Valparaiso, dove prendiamo un pullman di linea che ci sbarca all’inizio dell’abitato di Casablanca, un piccolo “pueblo” fatto di case basse e silenziose.

Nonostante sia inizio primavera, la giornata è calda e soleggiata, e dopo pochi passi siamo già completamente sudati. Cerchiamo un taxi, ma tutto sembra inerte nel mezzogiorno cileno.

Casualmente giungiamo ad una casa con un taxi parcheggiato davanti ed un ragazzo sul tetto che sembra sistemare le tegole.

Il ragazzo è il figlio del tassista, che viene chiamato a gran voce e che pur fuori servizio si offre di portarci alla Cantina Veramonte e di venirci a riprendere al termine della degustazione.

La “Casona Veramonte”, nata nel 1990 per volontà del pioniere della viticoltura cilena Don Augustin Huneeus, ci accoglie con una Hall imponente di ferro e vetro, da cui si dominano le colline e tutte le vigne di Sauvignon.

Credits: Nicola Boccalini

Una donna sulla cinquantina, fasciata da un elegantissimo tailleur, ci accoglie chiedendoci soavemente di pagare subito la degustazione. Saldato il dovuto, una cameriera apparsa come dal nulla ci serve subito due calici di un Syrah Rosée, profumatissimo.

Attendiamo così la nostra guida e mentre sorseggiamo il rosée diamo un occhiata alla “tienda” ovvero al negozio: ci sono bottiglie per tutte le tasche, partendo dai 12 euro fin oltre i 1000.

Incontriamo finalmente Claudia, la nostra guida, che fin dalle prime parole riesce a trasmettere la grande passione che il Cile ha sviluppato per la viticoltura.

Iniziamo con un giro breve ma bello tra queste vigne basse, inondate dal sole ma sempre a rischio gelo, perché la zona di Casablanca ha un microclima continentale e d’inverno la temperatura scende abbondantemente sotto lo zero.

Credits: Nicola Boccalini

Visitiamo poi il salone di barricatura, dove ce la tiriamo un po’ vedendo che le grandi botti usate da Veramonte sono provenienti da Asti.

Passiamo poi al settore di imbottigliamento ed etichettatura, dove sapientemente macchina e uomo lavorano insieme per dar vita a prodotti di altra qualità.

Credits: Nicola Boccalini

Finito il giro, finalmente ci accomodiamo nella sala degustazioni per iniziare questo tour di profumi e gusto, iniziando da un fresco Sauvignon Blanc, passando attraverso un Pinot Noir, arrivando al mito Carménère per terminare con un incredibile bottiglia di Neyen (uvaggio tra Cabernet Sauvignon e Carménère): la parola Neyen nella lingua degli indio Mapuche significa “Anima” e di sicuro questa bottiglia del 2011 dimostra di avere un’anima eccezionale anche al palato di semplici appassionati.
Ogni vino viene accompagnato un piccolo assaggio di portate dolci e salate e così noi veniamo guidati da Claudia in un percorso che attraversa l’esperienza e la tradizione della vite cilena.

Credits: Nicola Boccalini

Neruda diceva del vino cileno: “Ricordo l’epoca della mia giovinezza in cui i vini migliori delle nostre terre venivano esportati, per esigenza e per eccellenza. Furono sempre troppo cari per chi, come noi, usava abiti da ferroviere e viveva in tormentosa bohème.”

Così è ancora oggi. Però c’è una spiegazione.

Le viti cilene strappano la terra dove non c’è, guadagnando il proprio spazio tra i rigori delle Ande e le frustate dei venti del Pacifico. Quindi il prodotto che esce da questa lotta con la natura è un miracolo, per questo non sarà mai sinonimo di economico.

Il Cile è il quinto esportatore di vino al mondo, ma il consumo interno è molto basso, proprio perché il costo di ogni bottiglia è fuori dalla portata di gran parte della gente comune.

Usciamo dalla stessa hall di vetro e ferro che ci ha accolti, salutando la signora in tailleur.

Il nostro amico tassista ci attende con il motore acceso e l’aria condizionata sparata al massimo.

Siamo soddisfatti e possiamo rituffarci senza rimpianti nella incontaminata natura cilena.

Link utili

http://www.veramonte.cl/en/

http://neyen.cl/en/the-wine/

http://www.winesofchile.org/

 

 

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Figlia dei mitici anni 80 con due grandi passioni, la scrittura e l'enogastromia. Curiosa di natura, esploratrice per vocazione, amo scoprire nuovi sapori, abbinamenti, ristoranti e per questa ragione collabora con diverse testate sezione food, come Iodonna.it, identitàgolose.it, oggi.it.

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